Tags

, , , , , ,

Lavoro in questo palazzo da un anno ormai.

In un ufficio al secondo piano senza ascensore, di una palazzina d’epoca.

Al primo piano abitava un’anziana coppia, marito e moglie.

Nel corso dell’anno passato ci siamo incontrati diverse volte sul portone del palazzo, “Buongiorno e Buonasera”… “Come state?” …. e altre frasi di formale circostanza.
La cosa carina della coppia era il loro modo di camminare.
Arrivavano al portone sottobraccio, lei abbastanza stabile, lui col bastone. Apriva lui la porta con la chiave e faceva entrare lei, che a sua volta lo aiutava a salire le scale tendendogli la mano e aspettandolo ad ogni gradino…e me lo ricordo bene perché il più delle volte io ero dietro ad aspettare di poter passare e con la scusa controllavo che lui non cadesse.
Quando lui usciva da solo stava ben attento a tenersi ancorato alla ringhiera, e con orgoglio rifiutava ogni mia proposta di aiuto a scendere o a salire.

Cominciò ad uscire sempre più volte da solo, lei non si sentiva troppo bene da un po’, e la figlia maggiore la accudiva in casa aiutandola nelle pulizie e nelle faccende domestiche. Iniziò dunque ad accettare la mia offerta di un braccio cui aggrapparsi, e con la scusa si chiacchierava un po’, “Questi figli che non si fanno mai vedere…”.
Il mio aiuto cominciò ad essere richiesto non appena mi incontrava, sul portone, o in cortile…camminava sempre peggio.

Qualche mese fa è arrivata un’ambulanza a prelevare la moglie che aveva avuto un malore, lui l’ha saputo al suo rientro in casa da una visita medica, e dal balcone a cui ero affacciata, ho visto l’espressione di profondo sconforto sul suo volto.
Lei ricoverata in ospedale e lui in casa.

Le sue uscite sono diventate sempre più sporadiche, ormai non usciva di casa quasi più, ed in qualche occasione mi è capitato di trovarlo che mi aspettava con la porta di casa aperta per chiedermi qualche aiuto. Appena sentiva la mia chiave chiudere la serratura, apriva la sua porta, e mentre scendevo le scale già sapevo che doveva chiedermi qualcosa, così mi sono ritrovata a fargli un paio di commissioni ed una ricarica telefonica.

La moglie è morta in ospedale nel giro di qualche giorno.

Ho visto nei suoi occhi una rassegnazione sincera, e credo che la solitudine abbia fatto il resto. Ora è a casa della figlia, non si alza più dal letto, e deve essere accudito in tutto.

Questo stesso tipo di tracollo fisico e mentale l’ho visto tanti anni fa in un pareste strettissimo al quale ero molto legata, dopo la morte della moglie, ed ogni volta che mi capita di sentir parlare di situazioni simili, penso a lui…è inevitabile.

Non credo che il mio anziano amico condomino vivrà ancora a lungo…ormai mi giungono solo notizie tramite qualche figlio che ogni tanto mi capita di incontrare…ma il mio pensiero va a lui, e all’amore talmente indissolubile che lega due vite così a lungo da renderle veramente due metà di una stessa persona, una vitale dipendenza reciproca che non può fare a meno di nessuna delle due parti.

 

 

 

Advertisements