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Ho conosciuto uno scrittore.
E’ una persona straordinaria, umanamente e professionalmente.
Fa parte dell’universo virtuale che amo, quello che mi fa andare avanti nell’incessante ricerca di scambio e confronto umano, quello che arricchisce le nostre vite e trasforma anche la realtà in un posto migliore.
Insegna scrittura creativa, ed è da anni uno stimato scrittore di soggetti per fumetti e di romanzi.
Lo sto spudoratamente sviolinando in questo preambolo, sperando pure che legga, perché davvero credo che i suoi racconti (raccolti anche in un Blog) siano speciali, e vorrei condividerne uno con voi, in attesa che mi arrivi presto il suo libro.
Questo invece è il link al suo Blog.

Grazie per il privilegio, Lorenzo.
Stephy

Evita lo specchio, Chinaski
(
di LORENZO BARTOLI)

Calzoni puliti, canottiera fresca di bucato e sei un signore. Una poesia in testa, un pranzo frugale e frugato, un cuore malandato, ma che regge fino a sera. E sei a posto. Guardami le mani: ho qualche piccolo problema di circolazione e di tremore. Per il resto, solo il callo dello scrittore. Avevo un amico e un gallo e ho fatto a cambio con mezzo litro di rosso scadente. Ho amato una sola donna decente. Una per volta, come si addice a un gentiluomo e a chi non ce la fa a inventarsi cazzate sugli appuntamenti. Ho scritto un poema immortale su carta di giornale, ho scommesso sul cavallo vincente della corsa precedente. Ho sbagliato binario, ma non sono morto. All’università, ho letto la mia opera omnia in un quarto d’ora a un pubblico che era lì per stringere la mano a uno che ha visto Bob Dylan in televisione. In tasca ho mezzo dollaro bucato, per guardarci attraverso. Mai stato molto esigente, in fatto di panorami. Bastava che si muovessero anche da fermi. Nell’altra tasca, il biglietto di una corriera che non ho mai preso, perché soffro il mal d’auto e vomito nelle custodie dei computer portatili. Sono l’anima delle feste a cui non mi hanno invitato e quello giusto da prendere per il fondo dei calzoni per un volo planato. Ho scarpe da clown e naso altrettanto rosso. Ho saltato il fosso dei quarant’anni con in mano un mazzo di fiori di plastica. Non ho scritto io la Svastica sul sole, perché mi mancavano un milione di parole. Il mio pisello è un generoso uncino, un soldato piccolino che diventa un gigante davanti a un rossetto sbavato. Ragazze giovani fanno a gare per infilarsi nel mio letto. Io le aspetto anche il giorno dopo, ma non sopportano le mie ginocchia valghe, la camminata da vecchio, la psoriasi da stress, le menate su mio padre, il filo spinato che ho al posto del cuore. Io ce la faccio ancora a superare tutto, col mio metodo infallibile: evita lo specchio, Chinaski. È questo il segreto. E l’altro è non scommettere mai su un cavallo che l’ha appena smollata.

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