E fu così che mi ribloggai da sola.
Stavo ripercorrendo l’evoluzione di questa creaturina di passione letteraria, e mi sono resa conto che da tanto tempo non mescolo la poesia con i miei AMATI giochi di parole.
“La pagina della sfinge” continua ad essere una droga per me, ma non so come mai ne ho trascurato la versione poetica strettamente personale.
Dunque intanto ripropongo un mio vecchio giochino poetico basato sugli apostrofi, sperando di fare cosa gradita, e poi via, verso nuove frontiere Bartezzaghiane!

Un Blog un po' così

D’ardore t’amai.

All’ombra dell’inverno

ch’oscurava un’oasi d’estate.

D’istinto, all’improvviso,

m’avvolse

l’appartenenza dell’anima.

L’ora, quell’ora,

s’insinuò nell’attimo.

L’istante s’inondò d’assenza, 

l’assenza s’ammantò d’attesa.

Nell’attesa m’incammino.

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