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Tutti ormai conoscevano il Mago della pioggia.
Arrivò in paese un giorno di novembre, mantello e bacchetta ma senza cappello a cilindro.
Salutava chi lo incrociava camminando, elargiva sorrisi distinti e inchini galanti.
Ogni pomeriggio si recava nella piazza centrale e guardava il cielo, e a chi gli chiedeva cosa stesse guardando rispondeva “aspetto”.
Quel martedì di inizio dicembre, una folla di curiosi si radunò in piazza.
Il Mago teneva sollevata la bacchetta verso il cielo plumbeo, e con espressione intensa aspettò il momento preciso per pronunciare la formula che fece cadere la prima goccia di pioggia.
Un’ovazione accolse le gocce successive, e poco importava che gli ombrelli fossero già presenti nelle previsioni della gente, il Mago aveva fatto piovere.
Soddisfatto del suo lavoro, s’incamminò in discesa senza coprirsi, accompagnato da sguardi pieni d’ammirazione.
Fu una pioggia incessante quella, durò due giorni senza sosta.
Giovedì, verso le nove della mattina smise di piovere, e il sole si affacciò timidamente dietro le nuvole.
Di nuovo la folla si radunò in piazza, qualcuno guardava verso le montagne circostanti, richiamando l’attenzione generale.
C’era chi indicava e chi cercava di vedere meglio, Alfredo il barista corse a prendere il suo binocolo da caccia per guardare meglio quello che tutti sembravano vedere, e con grande stupore lo passò agli altri abitanti perché tutti potessero ammirare quella scena incredibile.
Il Mago della pioggia stava andando via, e salutava tutti camminando lungo l’arcobaleno.

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