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Alle 18.45, mi gustavo la comodità del lettino in pelle color nerostudiomedico, con un rialzo sotto la nuca che permetteva di rendersi conto dello sguardo professionale di chi avevo di fronte.
Di fronte, già.
Ma Sguardochino sedeva al mio fianco, sprofondato su una poltroncina dello stesso nerostudiomedico del lettino, e con espressione assorta attendeva di appuntare qualcosa sul foglio bianco che aveva sulle gambe, ovviamente incrociate.
Lo guardavo.
Schiena curva, magro, occhi piccoli, pochi capelli sopravvissuti ad una stempiatura invadente, occhiali da vista con una montatura verde scuro che davano un tocco di colore all’aspetto generale pallido e ingrigito dal tempo e dalla noia.
Sguardochino mi fissava.
“Mi dica, com’è andata la sua giornata?”
Sapeva che la mia giornata sarebbe stata identica a quella del nostro precedente incontro, e a quella ancora prima.
Ma il rituale terapeutico prevedeva quella frase rompighiaccio, cui io senza troppo trasporto rispondevo immancabilmente: “Al solito”.
Quel giorno però, ero insolitamente vispa alle 18.45 (un chiaro sfasamento metabolico dovuto all’esaurimento fisico e mentale della giornata lavorativa), e fu sorprendente il guizzo che vidi negli occhi di Sguardochino, quando alla mia risposta aggiunsi: “E la sua com’è andata?”.
Il pallore si colorò di rosa, gli eroici capelli vennero sistemati dietro l’orecchio, un indice aggiustò velocemente la montatura verde sul naso e le lenti si avvicinarono agli occhi improvvisamente più grandi che Sguardochino aveva sollevato verso di me, costringendo la schiena ad una posizione quasi eretta e risvegliando due spalle finora curve, dal torpore di mille pomeriggi passati su una poltroncina.
Non doveva essere una consuetudine per uno psicologo sentirsi chiedere da un paziente come fosse andata la sua giornata, decisi dunque che quella sarebbe stata la prima di altre volte.
Aveva anche una bocca Sguardochino, e mi sembra di ricordare che fosse leggermente piegata all’insù mentre con garbo e apparente sollievo rispondeva: “Tutto bene, grazie”.

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