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Sul ripiano di acciaio lucido ti potevi anche specchiare, se avevi il coraggio di osservare le tue occhiaie alle sei di mattina.
Claudio era dietro il bancone, come ogni mattina, e il suo Bar era diventato negli ultimi anni, uno dei posti più frequentati della città. Dopo la crisi che investì il paese permettendo ai soliti sciacalli in giacca e cravatta di lucrare sul finto benessere, non prima di averci resi inconsciamente impermeabili come l’orchestra del Titanic, molti negozi chiusero, le attività furono decimate, e chi resisteva cercava di vendere in lattina un po’ di ottimismo.
Così successe nel Bar di Claudio, dove negli ultimi tempi al posto dei lieviti iniziarono a fare la loro comparsa i sorrisi, e le vetrine che prima esponevano torte e cioccolatini di ogni marca e tipo, ora mostravano agli occhi dei passanti promesse scritte di sorrisi all’interno del locale.
Io lo scoprii una mattina di Febbraio, testa bassa per contrastare il vento freddo, quando decisi di entrare in quel Bar che non frequentavo abitualmente, per prendermi un caffè e un cornetto.
Nessun cornetto in bella vista, ma tante scatole colorate contrassegnate da scritte diverse.
“Sono sorrisi” Mi spiegò Claudio.
“E i cornetti?” Chiesi io per niente sorpresa dalla notizia.
“Niente cornetti. Il costo delle materie prime vorrebbe distruggerci, e noi sorridiamo”, aggiunse lui.
“Ma così chiuderete presto”, replicai con ovvietà.
“Non prima di esserci fatti un sacco di risate”. Ok, mi aveva convinta.

I sorrisi in vendita erano di varie tipologie:
Sorriso di cuore.
Sorriso a denti stretti.
Sorriso di convenienza.
Sorriso sobrio.
Sorriso timido.
Sorriso sorpreso.
Sorriso imbarazzato.
Risata sguaiata.
Il listino prezzi andava dai dieci centesimi per un sorriso di convenienza, ai cinquanta per la risata sguaiata.

Al bancone ordinai il mio caffè macchiato, e compensai la mia rassegnazione per il mancato cornetto, comprando un Sorriso sobrio al costo di venti centesimi, che era pure conveniente.
Due settimane dopo mi gustai una risata sguaiata, e la volta successiva un sorriso timido.
La cosa incredibile era che le scatoline sembravano davvero contenere sorrisi, e quando le aprivi, il tuo umore sembrava migliorare.
Forse era solo suggestione, o forse era davvero quell’ottimismo che mancava e che ai nostri giorni eravamo disposti ad acquistare al costo di pochi centesimi pur di avere l’effimera sensazione che qualcosa stesse migliorando.

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