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Ballavamo un lento,
di quelli che costringevano a guardarsi oppure ti veniva voglia di poggiare la testa sulla sua spalla e farti cullare così.
E le mani erano unite dietro al suo collo con un mezzo abbraccio incoraggiato dalla musica, in un salone a volte troppo piccolo per ospitare coppie di piedi asincroni che si calpestavano goffamente.
Due braccia ti cingevano i fianchi e le mani più ardite scendevano lungo la schiena sperando di non essere fermate, sudata conquista.
Spesso arrossivamo per uno sguardo ravvicinato, ci sussurravamo qualcosa all’orecchio e si rideva, speravamo ardentemente in un bacio sul ritornello, altre volte guardavamo la coppia che ballava a destra sperando che la musica presto finisse e uno dei due scegliesse noi al prossimo giro.
E il cuore batteva sempre, senza timore di farsi ascoltare.

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