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Ho appena visto un film che è la brutta copia russa della brutta copia americana del deja-vù di un noir francese.
Vorrei che qualche cinefilo mi spiegasse perché i film russi e nordeuropei hanno sempre atmosfere mistiche e cupe, e silenzi cadenzati ad una sequenza ritmica pari alla linea piatta di un monitoraggio cardiaco.
Chi tra di voi ha mai visto “L’Isola” di Pavel Lungin, sa di cosa so parlando.
Sfido chiunque a non interpretare l’idea di cinematografia russa in chiave di fantozziana memoria, è inevitabile.
Discorso diverso (ma non troppo) per i film norvegesi e svedesi, anche perché alcuni registi hanno all’attivo diverse produzioni hollywoodiane – azzarderei a definirli film “commerciali” rispetto a quelli russi!! – ma le atmosfere sono spesso simili. Anche le commedie sono velate di malinconia, e davanti allo schermo realizzi che forse è una popolazione che non sa ridere.
Non parliamo poi dei film (e di alcuni libri) per bambini. Ok, Andersen era danese ma geograficamente siamo lì, e anche se Disney ha preso spunto da molte sue favole, non è che le trame siano proprio Disneyane, anche se qui rischiamo però di addentrarci in un discorso culturale e di formazione che comprenderebbe anche le favole russe e non ne usciremmo più.
Sarà sicuramente complice il freddo intenso, il buio pesto alle due di pomeriggio in inverno, la famosa concentrazione di suicidi, la logica Ikea secondo la quale deve essere complicato pure un tavolo, sta di fatto che la leggerezza non riesce a trovare spazio.
Con questo non voglio dire che non mi piacciono i film, intendiamoci, solo vorrei capire se il clima influenza l’arte più della cultura.
Detto ciò, mi riprometto di guardare presto “Factotum”, film di un regista norvegese girato però in America (non ne sono sicura) basato sul romanzo omonimo di Bukowski, anche se credo esuli dalle atmosfere di cui ho scritto fino ad ora, deve essere un bel film.
Buonanotte amici bloggari, dove la trovate un’altra che alle 00.42 vi parla di film russi???

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