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Vorrei vivere su un foglio bianco, tinta di nero sfumato da mano sapiente.
Un fumetto disegnato sull’idea di me, di fronte -un’idea di fronte- che di profilo le idee di me vengono male.
Avrei il tratto deciso dell’intensità d’autore, soprattutto avrei un autore, qualcuno cui addossare colpe nelle avversitá…mica roba da poco.
E il mio autore sarebbe un bello dagli occhi dolci, e magari disegnerebbe qualcosa di bello ad incorniciare i miei occhi-dolci.
E la storia, oh si, la storia…
Trascinerei le mie fattezze di china in un giro di walzer, con abito elegante e riflessi di luce, e il mio cavaliere avrebbe il volto rassicurante e affascinante di Cary Grant (che tanto c’è sempre chi somiglia a qualcuno, in un fumetto) o di James Stuart.
Tra un ballo e una cena, ruberei una famosa opera d’arte e la polizia di mezzo mondo mi cercherebbe, ovviamente io scapperei in tutina aderente nera che slancerebbe il mio fisico sinuoso e scattante.
Bello..tutto molto bello e Bonelliano come piace a me.
Ma guardiamoci nello schermo: la verità è che se fossi un fumetto, sarei una bambina paffutella e scapigliata con la vena polemica sempre pulsante, il sarcasmo incantato e l’ideologia senza tempo di un disegnatore che porto nel cuore da una vita.

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