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C’è una corda così sensibile,
la nostra corda,
che tu riesci a toccare con l’incanto emotivo di un istinto puro
e che in me risuona nello s-concerto di una ragione ancora non trovata.
Ci sono note che sentiamo solo noi,
lacrime che si riflettono negli anni,
domande che vorrebbero risposte certe
e certezze ancora troppo acerbe.
C’è la paura di un filo di vento
che può diventar bufera,
di un buio troppo nero
che le ombre possono uscire,
di un anno in più
che da grandi poi non si gioca.
Vorrei tu mi credessi piccolo mio
che da grandi si gioca ancora,
che un’ombra nasce dove c’è luce,
che un filo di vento può anche restar brezza.
Io sarò sempre lì,
per aiutarti ad accordare il nostro strumento
che prima o poi con coraggio
splendidamente suonerai.

 

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