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La donna di vetro quel giorno, iniziò a piangere dopo tanto tempo.

Lacrime di rabbia perché tutti le guardavano dentro, e chi non lo faceva la attraversava con lo sguardo, era impossibile guardare due occhi di vetro.
Camminava persa nei suoi pensieri, e prima ancora che aprisse la sua bocca di vetro, la gente sapeva.
Anche la sua pelle era di vetro, uno speciale vetro morbido e fino che la rivestiva, perfettamente aderente, e teneva al riparo i delicati organi interni, di vetro anch’essi e anatomicamente identici a quelli normali, solo trasparenti e fragili.
I medici non si spiegavano la sua natura, in compensò però non avevano difficoltà a diagnosticarle malattie.

Era la donna più famosa del mondo, e la più sola.
Nessun amico resisteva più di un mese con la verità davanti agli occhi, e nessun amore era mai così forte da affrontare i battiti accelerati e visibili di quel cuore trasparente.

Era stata una ragazza di vetro, e un’adolescenza così a rischio non l’avrebbe mai augurata a nessun altro.
Tanto era compresa dalla sua famiglia adottiva, quanto derisa dai suoi compagni di vita.
Le prime cotte visibili da tutti, le prime delusioni oggetto di pettegolezzi, ogni suo stato d’animo era occasione di scherno nei suoi confronti, e la conseguente profonda solitudine procurò in lei le avvisaglie di possibili crepe, si, perché lei poteva rompersi in microscopiche particelle leggere come l’aria, e non servivano pugni, non doveva cadere, nessun urto la metteva in serio pericolo quanto il pianto.
I suoi singhiozzi risuonavano all’interno di quella sottile membrana di vetro con l’effetto di un rumore assordante, e se non riusciva a calmarsi in tempo le vibrazioni potevano frantumarla.

Era stata una bambina di vetro un tempo, in principio era sabbia, nessuno seppe mai quale vento l’avesse portata lì.
Era una donna di vetro ormai, e pianse finché i mille pezzetti di lei non volarono via.

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