Dovrei andare a letto e non lo faccio.
Mi riduco con gli occhi rossi, a cercare i tasti giusti da digitare sperando di comporre parole corrette e frasi di senso compiuto, all’una di notte o anche alle due.
Dovrei scrivere un racconto e mi accorgo che nel silenzio non riesco a farlo.
Mio figlio non riesce a fare i compiti quando c’è troppo silenzio in casa, ha bisogno di una musica di sottofondo o della televisione lasciata accesa in salotto, forse c’era la confusione nel mio DNA e non lo sapevo.
Mi ritrovo dunque a scrivere un post a mezzanotte meno dieci, sulla schermata di un Blog che è aperto nella terza finestra da sinistra sulla barra dei comandi Firefox, mentre in cuffia mi passa un film in lingua originale (inglese) intitolato “Some Velvet Morning” che non sto capendo, non sto seguendo, mi fa solo compagnia affacciandosi alla seconda finestra da destra della solita barra comandi.
Per chi fosse interessato all’argomento, la prima cavolo di finestra della stracavolo di barra, è occupata da Facebook, che ugualmente mi fa compagnia.
Tutto questo accade dopo otto ore di lavoro non gratificante, dopo un dialogo che proprio non doveva esserci, e dopo varie stancanti faccende domestiche compensate fortunatamente dalla quotidiana lettura serale del libro con mio figlio, che almeno lui dorme presto.
Per un attimo mi sono vista dalla porta dello studio, e l’immagine di questa donna stanca, con  lo sguardo allucinato, i piedi poggiati sulla scrivania e le cuffie alle orecchie, che cerca di scrivere seriamente tra Stanley Tucci che strilla in inglese e le notifiche di Facebook, mi è parsa meritevole di essere descritta per quanto fosse surreale.
Non so se stasera riuscirò a scrivere qualcosa, non so se mi addormenterò di botto per la stanchezza, non so cosa stia succedendo in questo film, ma ogni tanto la lotta ha bisogno di tregua.

 

Stephy

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