Ogni volta che va in campagna, la scrittrice di città conquista battiti nuovi.
Il grigiume sparisce e la pelle acquista un colorito nuovo, quasi dimenticato.
Il giorno torna magicamente ad essere di ventiquattro ore, perfettamente divise a metà, senza dover barattare qualche ora in più con l’ispirazione.
La scrittrice di città, vede i propri pensieri alla luce del sole e non li trova poi così vaghi, alcuni non paiono nemmeno fantasmi senza tutto quel buio.
E’ sera, e la scrittrice di città riesce anche dire “buonanotte” prima di chiudere gli occhi, e alla fine li chiude davvero.
L’umore, in campagna, si stabilizza da sé.
La scrittrice di città, ritrova in campagna equilibri delicati, che sembrano reggersi su qualcosa di più solido che uno shopping precario spinto dall’improvviso precario bisogno di possedere quel vestito precario venduto a saldo, in trionfo della precarietà.
La scrittrice di città, si scopre di nuovo cittadina a metà, e vorrebbe come sempre che quel verde non fosse solo nei suoi occhi, che non tenesse conto della settimana d’aria rubata alla quotidianità e la accompagnasse al suo rientro spargendosi ovunque, germogliando speranza sul marciapiede sotto casa.
Ora la scrittrice cittadina a metà, fa i conti con la voglia di sedersi davanti ad una finestra e contemplare la luna, e mentre maledice i palazzi di fronte, sono già le 01:14 e fuori c’è troppa luce per vederla.

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