Ho detto a mio figlio seienne: da oggi vediamo il telegiornale e poi a cena discutiamo delle notizie, ok?

 

E’ stato ovviamente contentissimo perché negli ultimi mesi sta mostrando sempre di più l’estrema voglia di prendere parte a discussioni decisamente più grandi di lui, cercando di mettere il suo solito piglio critico e polemico in ogni argomento che lui ritiene meritevole della sua attenzione, pur non cogliendo spesso il significato reale delle cose che ascolta.
Però si impegna e da il suo punto di vista dettagliato in ogni suo intervento, col frequente risultato di una gag comica.
È curioso da sempre e per permettergli di elaborare le cose che sente, col giusto livello di comprensione, mi ero limitata finora a far passare solo le notizie più importanti, quelle di cui sicuramente avrebbe sentito parlare, cercando di tralasciare le atrocità di cronaca che permettono ai soliti giornalisti con la bava alla bocca di elencarci il numero preciso di schizzi di sangue con cui qualcuno ha ammazzato qualcun altro.

Per questo ho sempre cercato di rendergli le notizie in una forma che lui potesse capire, perché credetemi, è difficile rispondere ad un bambino che ti chiede cosa sia un Governo quando per lui la massima autorità è una maestra di prima elementare. Confesso che spesso la mia Mafalda mi è stata di grande aiuto, soprattutto per spiegargli alcuni concetti di base della politica.

Il fatto è che con le riprese degli eterni conflitti, quelli che non avranno mai fine se non con un cambiamento della natura umana, e quelli più recenti nati sempre dalla stessa becera natura, credo sia giusto che mio figlio abbia una visione della situazione mondiale in cui si trova a vivere, non da spettatore, ma con il giusto grado di sensibilizzazione e successiva rabbia che magari in futuro potrà permettergli di cercare nel suo piccolo di cambiare qualcosa.
Sapere che nel mondo lui è privilegiato nei confronti di miliardi di bambini che crescono conoscendo solo terrore, fame e dolore, deve spronarlo alla ricerca di possibili soluzioni, non deve alimentare la voglia di rimanere in una condizione di sicurezza effimera.

(Scrivo queste cose più per me che per voi, per spronarmi, perché spero con tutta me stessa di riuscire a crescere un uomo con una forte presa di coscienza, in grado di AGIRE e non solo guardare. Io ci provo ma non è facile per niente. E mi stanno giusto venendo in mente altre vignette di Mafalda sulla pace nel mondo e sull’inutilità delle guerre, che potrebbero aiutarmi ulteriormente a fargli capire che anche un bambino può fare la differenza se ci crede.)

E così stasera abbiamo discusso della situazione Palestinese, dopo che ha visto le immagini (per lui nuove) dei bambini morti e avvolti in sacchi bianchi, trasportati da genitori urlanti e devastati, pronti per essere sepolti.
Durante il “confronto” a tavolino, gli ho chiesto cosa ne pensasse di quello che avevamo appena sentito e visto, e lui dopo aver capito che è fortunato a vivere in un paese senza conflitti bellici e dopo aver chiesto se i bambini venissero sepolti in un cimitero lì vicino, ci ha chiesto il motivo di questa guerra. Gli abbiamo spiegato che è una guerra che dura da tanto, e che i motivi alla fine sono sempre gli stessi, desiderio di sopraffazione, razzismo e intolleranza, interessi economici, e dopo aver espresso con noi il desiderio di pace immediata, ha decretato che secondo lui dopodomani finirà la guerra in Palestina.
Non so voi, ma io voglio credergli.

Stephy

 

 

 

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