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Il signor Osvaldo quel giorno non si svegliò in tempo.
Dopo anni di alzatacce alle quattro di mattina, ogni tanto il sonno si prendeva una piccola rivincita lasciandolo dormire fino a tardi, troppe volte il signor Osvaldo si era concesso al tempo, quella mattina il tempo passò indifferente.
Alle dieci, destatosi di soprassalto,  il signor Osvaldo si rese conto che era ormai troppo tardi per consegnare la posta, gli abitanti di Collalto si sarebbero chiesti il motivo.
Nel sacco depositato in Via del Pruno c’era però qualcosa di importante, che quella mattina sperava di essere nelle mani di una persona: la lettera nella busta azzurra, quella con il mittente sconosciuto e il destinatario scritto a mano in grafia chiara e ordinata.
La busta azzurra fremeva di parole, adagiata sul fondo del sacco di juta, preoccupata per quella lunga attesa e per il buio affollato in cui ancora si trovava.
Agitata dal brusio della lettera piegata al suo interno, la busta azzurra sbatteva in continuazione sugli altri pacchi e plichi stipati stretti intorno a lei, creando scompiglio nel sacco ancora chiuso.
“Hey, Ma che modi!”, disse in tono deciso una partecipazione di nozze in carta pergamena.
“Ma stop stai stop attenta!”, esclamò un inquietante telegramma.
“Ahiooo! L’angolo!!”, urlò per il dolore una letterina per Babbo Natale.
Basta.
Doveva fare qualcosa, Osvaldo non sarebbe arrivato, ne era sicura.
Decise dunque di aprirsi, e far uscire le frenetiche parole.
Fu il caos. Un insieme scomposto di parole chiassose, riuscì a forzare l’apertura del sacco, per correre verso la destinazione: Via della Pace, 47. Non era molto distante, potevano farcela.
La gente si girava incredula, alla vista delle parole che sfrecciavano veloci lungo strade e marciapiedi, lo scompiglio creato fu tale che la sera stessa ne parlarono anche a qualche telegiornale locale, intervistando testimoni ancora sbigottiti dallo strano fenomeno.
La signora Anna giurò di aver visto un CARA, entrare in un negozio di fiori.
Un gruppo di bambini disse di aver dato informazioni ad un DOVE, e di aver aiutato una coppia di PERCHÈ in difficoltà ad attraversare la strada.
Il signor Aurelio rivelò di aver visto un BELLISSIMA entrare nel salone Coiffeur, in piazza, e la parrucchiera confermò di averle sistemato la messa in piega e di averle consigliato un trattamento tonificante.
Alcuni turisti mostrarono la foto scattata col cellulare, di un gruppo di virgole che si tenevano per mano camminando in fila, e dissero di aver visto i punti che aspettavano all’angolo il resto della comitiva.
Altre segnalazioni giunsero da altre zone di Collalto, le parole ormai vagavano senza meta.
Erano evidentemente troppe le attrazioni per loro, che mai prima di quel giorno erano uscite da un foglio di carta, e la missione di recapito sembrava ormai compromessa.
Intanto però in Via della Pace 47, verso le sei del pomeriggio, suonò il campanello.
Laura non vide nessuno dallo spioncino, e appena aprì la porta con cautela per vedere se ci fosse qualcuno, cinque parole si infilarono dentro casa, stanche ma soddisfatte.
Laura non capì subito, ma giusto il tempo di guardarle sistemarsi in ordine sul pavimento, che lesse
“TI HO SEMPRE AMATA.
MARCO ”
Erano arrivate in poche, ma l’effetto fu lo stesso.
Laura, emozionata e sorridente, raccolse le parole ancora accaldate dalla corsa e le portò in cucina per offrirgli da bere.

(PS: Si dice in giro, che il resto della lettera stia girando il mondo da una cartolina all’altra)

FINE

 

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