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Ognuno ha il medico che si merita.

Io e la mia famiglia ne abbiamo uno che mentre tu gli racconti dei tuoi malanni, scrive qualcosa al computer, che tu gli chiedi “Ma ora ha le schede dei pazienti sul pc?” e lui ti risponde “no, sto finendo uno stornello…scrivo stornelli e sonetti…”.
Che tu poi pensi “Forse dovevo aspettarmelo, dopo quella volta che su un foglio si stava appuntando la scaletta musicale per la serata Beatles”, ma mentre lo pensi lui ti fa la diagnosi, e allora non ti chiedi più niente, ringrazi e saluti.

Mio padre ha lo stesso medico, ma mio padre non si chiede nulla, lui ci scrive su, cose come questa:

Dar dottore

 -“Vediamo..ecco..venga, se sdrai lì ;
qui je dole?”- “No”-.Tasta seriamente,
rifrette, poi me dice -“Nun è gnente!”-.
e – sedendose davanti ar piccì-

  aggiunge – “Sarà stata puramente
‘na freddata”- e io-“ Mejio così;
vedo che addopra er computer!” –“Sì”-
risponne girandose lentamente

 -“Nun me dica che ce scrive le schede
dei pazienti!”- e lui de rimanno
-“No, pe’ fallo je lo dovrei  chiede!

 è che me serve  p’artre cose mie”-
-“Nun l’addopra quindi pe’ lavoro!” – “No
l’addopro pe’ scrive le poesie!”

(Aurelio Nardi – 9 dicembre 2003)

…e ovviamente ognuno ha pure il padre che si merita.

Stephy

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