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Questo post è sconsigliato alle persone impressionabili o deboli di cuore, ma chi se la sente sappia che in ROSSO scrive Stephy, e in NERO scrive Zeus.

BUONA LETTURA.

Cosa succede quando due persone lontane logisticamente ma vicine mentalmente, si incontrano su una piattaforma virtuale? In realtà nulla di trascendentale, ma ci si può divertire parecchio.
E’ quello che succede facendo scontrare il bloggeramico Zeus con l’effervescente Stephy.
Dopo un primo momento in cui ci siamo annusati a vicenda (non realmente!), ci siamo detti… ma sai cosa penso di te? E con tutta l’arroganza che possono avere i blogger, ecco un resoconto al vin brulé:

“Per quelli di voi che non lo conoscono, il caro Dio greco è personcina assai a modo, è un leggiadro e delicato donzelletto che vien dalla campagna portando con se un cestino di bistecche al sangue in una mano e una pesante accetta affilata nell’altra, mentre saltellando sul prato rutta canticchiando allegre canzoncine degli Opeth.
Quando non fa le sue scampagnate, Zeus è un mangiatore di popcorn cinematografici….quelli che si consumano rigorosamente stravaccati sul divano davanti a film di vario genere.
La mia idea è che lui in realtà viva sul divano, e da lì si diverta a pubblicare sul suo Blog le recensioni di questi film per giustificare l’insana passione per i popcorn.
Ed è qui che arrivo io. Non sono sobria e delicata quanto lui, ma amo i popcorn cinematografici, e facendo due rapidi calcoli ho realizzato che insieme abbiamo visto più della metà della cinematografia mondiale, isole comprese”. Ed è scattata l’idea…

Al che mi sono risentito e le ho risposto…

“Avete presente incatenare il vento? Legare una tempesta in arrivo? Aver ragione con una donna? Imprese impossibili a tutti i livelli di lettura.
Ecco, unite queste cose e trovate la personalità straripante di Stephy. Per chi si fosse connesso solo ora da Marte o fosse stato impegnato a spaccar sassi negli ultimi 50 anni, Stephy è la titolare di un Un Blog Un Po’ Così.
Cosa dite? Non dovrei insultare nelle presentazioni? Il nome è proprio Un Blog Un Po’ Così. Non sto offendendo, giuro! E adesso silenzio, dannazione. Il blog è mio e ho anche portato il pallone. E faccio le squadre.
Dicevo? Ah sì, Stephy. Titolare di un blog che è un contenitore di poesie, foto, pensieri, canzoni. E passione. Ecco, forse è quello che salta all’occhio quando volete collaborare con una persona. Possono esserci centomila blogger iper-raffinati (o leccati o che mettono in vetrina sentimenti da 5 centesimi in maniera calligrafica…), ma se trasmettono la stessa emozione di leggersi l’elenco del telefono..beh, perdonatemi blogger botulinizzati, Vade Retro. Non siete per me (e che culo, direte voi!). Ringraziando il Grande Capro, Stephy non è così. Il blog è estensione della sua personalità scoppiettante e, inoltre, di una sua passione smodata per i film. Ho trovato una delle persone che, a parte casi particolari, riesce a vedere più pellicole del sottoscritto. Dalle fetide immondizie cinematografiche alle pellicole più impegnate. Dalla paccottiglia ignobile che mi sento orgoglioso di promuovere ai capolavori del cinema”.

Abbiamo pensato, dunque, di mettere a frutto tanta cultura, condirla con un po’ della sana demenzialità che ci accomuna, e farvi dono di un gioiellino che custodirete gelosamente nella vostra memoria bloggara: UNA DOPPIA RECENSIONE”.
Doppia recensione scritta a quattro mani, ed un cervello (il suo), da Stephy ed il sottoscritto, King Of The Buzzorros.

Abbiamo scelto di raccontarvi un capolavoro recentissimo che noi da veri romanticoni, consideriamo un po’ il “nostro film”, vero Zeussino?? (tanto è in differita e non può rispondere)….eheheh.

TITOLO: Juan de los Muertos. – Regia di:  Alejandro Brugués
Sere fa, durante una delle mie incursioni serali sui siti di film in Streaming, ho “beccato” un titolo strano quanto intrigante per la mia personalità demenzial-dipendente.
Juan de los Muertos, mi ha fatto venire in mente di primo impatto, qualcosa relativo ai “luchadores” messicani, il che mi ha ricondotta con la memoria a quel capolavoro che è Nacho Libre. Ebbene: non c’entra nulla.

Juan è un povero pescatore cubano che ogni giorno si reca in mare con la sua barchetta, la sua rete, e il suo amico Lazaro, nella speranza di portare a casa almeno qualcosa per cena.
Un bel giorno, scopre che nell’acqua in cui sta pescando non ci sono solo pesci.
Durante una battuta di pesca, lui e il suo amico vengono attaccati dagli ZOMBIE. Un esercito di zombie che stanno puntando dritti verso L’Havana per invedere Cuba”.

Figata. Zombie a Cuba!? Questo è da vedere… Poi sono puntiglioso come una vespa col mal di pancia e so già che ci sarà sempre qualcuno che ha visto il film definitivo. Il rompicazzo che verrà a dirti: “quelli di Romero sono un’altra cosa!”… Ok, ma quante volte devo sentirmelo ripetere prima che mi sia concesso di riempirmi le guance come un criceto e sputare contro il malcapitato? Lo so, sapete, che quelli di Romero sono definitivi. Ma dopo Romero è venuto altro, non è che il mondo degli zombie si sia fermato. Manco gli zombie si son fermati. Che poi è la parte bella degli zombie, a ben vedere. Non si fermano. Devi prenderli e stenderli nella maniera più brutale possibile. Prendi la cosa più pesante intorno a te e gli spacchi quel melone marcio che hanno al posto del cranio. SBAM. E vai avanti. SBAM. E avanti. E fanculo a chi dice che non bisogna essere violenti. SBAM.
Quando qualcuno puzza, di suo, come il tuo fiato appena alzato… merita di essere sterminato con un colpo di badile.
Qua non ammetto repliche”.

Sai, la genialità del film, primo comunque ad aver mai accostato zombie e Cuba (in genere sembrano preferire sempre l’America), sta in diversi punti:

1) Il contrasto tra la tranquillità e la bellezza del paesaggio che in genere ispira vacanze e relax e il caos totale generato da questi mangiatori di carne umana che corrono per le strade cercando di divorare chiunque gli capiti a tiro. 
2) I personaggi. Juan, Lazaro e gli altri cinque strampalati e stralunati protagonisti, abituati a vivere alla giornata cercando espedienti per tirare avanti, quando capiscono l’entità dell’invasione formano una squadra di “disinfestazione zombie”, facendosi pagare per prendere a randellate, a martellate, a croci in testa e altre armi improvvisate ma efficaci, i morti viventi. Diventano una sorta di Ghostbusters cubani che quasi combattono a mani nude, in un crescendo di splatter volutamente esagerato ma fatto in casa.
3) La metafora politica. I TG cubani al momento dell’invasione, mandano in onda servizi di regime in cui spiegano alla popolazione che gli zombie sono in realtà dei dissidenti pagati dagli USA per invadere Cuba, e questo risvolto politico genera nel film continui riferimenti e situazioni che puntano sulla satira in modo intelligente, comico, e anticonvenzionale.

Eccerto che c’è da diversi. Voi, cagacazzi cosmici, potete andate a leggere le recensioni su Mymovies, su RottenTomatoes, su IMDb o su Famiglia Cristiana. Tutti li a citare il fascino discreto della critica sociale, il fatto che gli zombie (come in Romero, ma và?) hanno un ruolo sociale di qualche natura. In Juan De Los Muertos sono dipinti come dissidenti americani. Sti mangia hamburger a tradimento inquinano anche un film con cubano in bocca e con il motto “Hasta La Vista, Vista Che Hasta” sulle labbra sghignazzanti.
L’inno al cazzeggio senza ostacoli.
Sono proprio le risate insensate quelle che catturano. Sono i momenti di comicità lanciati nell’aria, nel mezzo di un’azione che dovrebbe essere drammatica, ad essere i punti focali di questo filmetto. Come quando uno sta facendo un discorso importantissimo e sentite un rutto. La risata ci scappa. E non ascoltate più il tipo e vi concentrate a capire: chi ha ruttato? E l’invidia cresce.
Altro fattore di lode è il fatto che “gli eroi” sono personaggi ignoranti e buzzurri, miserrimi. Uomini e donne che non hanno nessuna delle qualità eccelse che possono avere eroi classici. Sono normali. Mediamente normali, ecco. Forse una stanghetta sotto il livello “normale”.
Ci siamo capiti, no?
I protagonisti sono cinque cazzari totali. Sono la summa della minchioneria. Troviamo tutto lo spettro dell’ignobile umano: colui che mangia con i denti dei morti, colui che spara ai vivi perché è un coglione, il gay checca forte (lo so, il politically correct non permette l’uso di certi termini, ma non so come descriverlo meglio – e vi giuro che è un personaggio che fa morire), il colosso tutto muscoli con la paura del sangue, il figlio truffaldino. E la figlia da conquistare.
Ok, la figlia da conquistare è la sotto-trama romantica che mette tristezza. No, nessuna rottura di balle; solo che bisogna bilanciare idiozia con una mini-trama, se no finisce tutto a tarallucci e vino ed il film fa cagare forte”.

Io consiglio di vederlo, come già feci con quel caprone di Zeus, perché quando il demenziale è fatto con intelligenza, lo guardi contando proprio sul peggio che tu possa aspettarti, e questo film non delude assolutamente. Lo apprezzi perché è originale e divertentissimo, e se in passato hai anche solo vagamente apprezzato “L’Armata delle Tenebre”, sai di cosa sto parlando.

Io l’ho visto dietro assist e lo consiglio… ma che ve lo dico a fare? Tanto se siete quegli snob puzza-al-naso che non guardano nulla che non sia originale, sto filmetto divertente e furbo non lo guardate. Perché potete anche continuare a citarmi pellicole epiche e immortali… ma ci sono momenti in cui ti piace chiudere gli occhi e sentire…
SBAM.
Ed il cervello che esce come CocaCola da una lattina.
Frizzante.
Buon rutto a tutti”.

Chi non lo guarda si prende la malattia degli zombie.

STEPHY & ZEUS

(Ah, per dovere di cronaca: siamo anche parecchio fighi…)

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