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Il mio quotidiano rapporto con la tecnologica burocrazia, è sconcertante.
A volte sembra di vivere in una realtà parallela in cui siamo fermi agli anni cinquanta, con un idea di futuro fantascientifico alla Wim Wenders, parcheggiata nel cervello di mia nonna che fa il solitario al pc.
Siamo governati da atteggioni, che parlano con finta competenza di realtà che nemmeno conoscono ad un paese dalle risorse sprecate, composto per la maggior parte da persone che a volte dialogano con obsoleti bancomat nel disperato tentativo di capire quale tasto premere, quando ne beccano uno che funziona.
Sicuramente la situazione varia geograficamente, ma resta pur sempre roba per archeologi rispetto ad altri paesi.
Il mio sfogo è dato dall’ennesimo scazzo lavorativo, che al solito, mi fa concentrare sui dettagli dell’enorme contrasto progresso-burocrazia, e con gli occhi stralunati realizzo di trovarmi in una barzelletta.

Ogni giorno mi trovo ad affrontare almeno una di queste problematiche:

Devo mandare una mail a qualcuno, ma il server del destinatario ha problemi e mi si chiede di inviare un fax. Accade però che il mio sia un fax to mail, e che dunque io non possa “premere il tasto 3 per inviare un fax”. Alla fine resta l’attesa di intervento tecnico del destinatario – che in genere è un omino di qualche società in appalto – o l’invio per posta. Ovviamente l’attesa è impensabile perché la cosa si verifica sempre quando c’è qualcosa di urgente.

Devo spedire delle fatture via mail, ma il destinatario mi chiede di mandargliele in ORIGINALE. Ed è davvero dura convincere qualcuno che non vuole capire. E se non fossi in compagnia, piangerei. Davvero.

Sono alla posta, devo fare la fila perché il numeratore non funziona. Almeno un paio di sportelli sono sempre chiusi a testimonianza del fatto che non c’è personale, è una perenne mancanza, dunque resto in fila. Ci sarebbe anche la possibilità di mandare i documenti usando comodamente la PEC, per carità, se solo qualcuno cambiasse la dicitura di alcuni moduli ad uso pubblico e sopra ci scrivesse “rispedire con raccomandata O PEC…”, invece no. Questo perché le innovazioni hanno tempi troppo brevi e la pubblica informazione non gli sta dietro. E ogni volta che si cambia qualche procedura, c’è sempre come minimo una circolare CARTACEA da aspettare.

La firma elettronica.
E’ bellissimo quando ti mandano dei documenti che tu puoi tranquillamente controfirmare virtualmente ma alla fine l’ente pubblico o privato a cui sono destinati ti comunica che c’è necessità dell’originale (si, sempre il famigerato originale), o che comunque una copia cartacea deve accompagnare il formato elettronico.

La procedura telematica.
Faccio solo un esempio:
Era di un paio d’anni fa la notizia di rinnovamento di un certo sistema di raccolta e smaltimento rifiuti. Si istituì una tracciabilità tramite invio telematico, un’acclamata operazione di rinnovamento e controllo. Nel mio vecchio ufficio era tutto un informarsi, un telefonare per chiedere chiarimenti, un adeguarsi con dispositivi elettronici… eravamo prontissimi, quando all’improvviso: BOH.
Nessuno, e dico nessuno, agli uffici dell’organo sanitario di controllo, aveva mai ricevuto circolari chiare su come si dovesse esattamente procedere. L’operazione telematica aveva perso 0-1 contro la comunicazione burocratica. Di fatto ad oggi non è mai stato avviato nulla.

Il protocollo.
Si, esistono ancora degli Uffici Protocollo nei Comuni, popolati da impiegati – in genere uno o due – che mettono solo timbri su copie di documenti e li archiviano riportando il numero progressivo sul pc. E questo per me è il sunto di tutto quello che ho tentato di spiegare, perché alla fine, che tu abbia la possibilità di facilitarti il lavoro con procedure informatiche poco conta:

Ci sarà sempre da qualche parte un foglio di carta con un timbro e un numero…che non si sa mai.

Farò il solitario al pc con mia nonna.

Stephy

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