Tags

, , , , ,

Ieri sera ho nuovamente avuto prova di quanto ormai il virtuale sia parte della nostra vita. Come mi capita spesso di fare, ho incontrato dal vivo alcune persone conosciute nel “mondo social”. Un piccolo raduno – eravamo solo in quattro per la verità – nato dall’occasionale arrivo nella mia città di una ormai datata socialamica e diventato una cena a base di cibo, birra e chiacchiere per conoscersi realmente. Una serata piacevole, tra persone che non avrebbero mai avuto modo nel quotidiano, di sedersi insieme ad un tavolo.
Questo è il punto. Ogni volta che mi capita di portare sul piano reale una bella conoscenza virtuale, mi ritrovo a pensare che tutto sommato è una piccola magia creata da questa nostra strana e marcia era, che mentre sparecchia le poche briciole di umanità rimaste e lobotomizza intere generazioni che rischiano di non sapere cosa accade al di qua di uno schermo, riesce anche dare gli strumenti per arricchire di bei momenti le nostre vite. Sarà banale, ma da tanti anni ormai continuo ad esserne affascinata. Un’ epoca assurda, la nostra, in cui si annullano regole e miti anche falsi, in cui se ne creano di nuovi, in cui la percezione dei rapporti e delle distanze viene rivisitata in virtù di una nuova facilità di comunicazione e condivisione. Un’ epoca in cui con un clic puoi far arrivare dalla Corea del Sud un giocattolo introvabile per tuo figlio, puoi controllare la situazione meteo in Guatemala potendo anche scegliere la località precisa, puoi contattare il mondo intero, o cancellare totalmente qualcuno dalla tua vita. E’ tutto talmente alla portata di chiunque, che se non si riesce a mantenere un minimo senso della realtà, si può restare schiacciati sotto illusioni generate da qualche delirio di onnipotenza. So bene che sto sguazzando nell’ovvietà, ma è una delle mie tante esternazioni, oltre che una piccola dimostrazione di quanto ho appena scritto. Anche qui, anche ora, voi state aprendo una finestra sullo stato precario del mio cervello all’una e ventidue di notte, e questo caotico pensare, che una volta mi rendeva una persona parecchio strana ed emotivamente isolata, ora diventa qualcosa da pubblicare in uno spazio aperto al pubblico. E voi, perché mi state leggendo?
Forse dovrei parlarne con un antropologo, o con un sociologo…..o con uno psicologo.
Notte.

Advertisements