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Come spesso capita, quando non so cosa guardare in televisione e non mi va nessun film già visto, arrivano in mio soccorso i vivai di streaming cinematografico. Droga pesante per cinetossici come me, che possono attingere a una quantità assurda di film di ogni genere.
Di solito inizio a sbavare quando il menù a tendina mi offre la scelta per anno…alcune date hanno un certo effetto su di me. Per non parlare dei film in lingua originale, tutti perfettamente (o quasi) sottotitolati per darti la possibilità di seguirli senza perderti nemmeno una sfumatura dei toni attoriali.
Non esagero se dico di aver visto film provenienti da tutto il mondo, potrei farvi una rapida panoramica delle cinecaratteristiche in base al paese di provenienza, ma vi risparmio l’agonia. Posso comunque dire che personalmente prediligo le atmosfere dei paesi nordici, ma solo se inserite in un film nordico, appunto, che altrimenti viene fuori l’effetto Sorrentino, e su questa cosa sono piuttosto sensibile. Ma non vi starò nemmeno a tediare sui miei problemi con Sorrentino, che è altro discorso.
Apprezzo anche molto i film dell’Est Europa, qualche commedia spagnola, so che in Canada nascondono bei sentimenti sotto la neve e che in francia lo facevano meglio prima. Noto che l’Inghilterra si difende sempre bene col fermento creativo, non amo invece i film asiatici che trovo sempre troppo distanti culturalmente da me per poterne cogliere con precisione alcuni tratti psicologici, lacuna non colmabile con l’amore per Lost In Translation che alla fine è sempre un occhio americano sul Giappone.

Dicevo dunque che quando non so cosa guardare, mi drogo di film di cui ignoravo l’esistenza fino all’attimo prima dell’inizio, ed è molto bello.

Stasera è toccato alla Svezia.
Non è la prima volta che guardo un film svedese, ma quello in cui mi sono imbattuta stasera merita un’attenzione particolare, e una risonanza maggiore dei confini nazionali di appartenenza.
Il film in questione si intitola “Atertraffen” (La Riunione), è dello scorso anno e la visione ha aperto un varco logistico-dimensionale tra me e la regista/protagonista del film.
Il suo è un film nel film, ma anche una realtà nel film del film…e…insomma…uffa…..ricominciamo.
Lei è Anna Odell, è un’affermata artista svedese e come me, ai tempi della scuola, era presa di mira dai compagni che la prendevano pesantemente in giro per il suo aspetto fisico.
Anna Odell a differenza mia, ci ha girato un film su questa cosa, a metà tra finzione e realtà, in cui lei stessa prende parte ad una fantomatica riunione di ex compagni di classe vent’anni dopo la fine della scuola, ma la riunione è solo una finzione con attori che prestano il volto ai suoi reali ex compagni.
In questa finta riunione lei trova il coraggio di rinfacciare a tutti la grande sofferenza in cui certi comportamenti l’hanno imprigionata, e la cosa crea inevitabili scontri durante la serata. La seconda parte del film è invece quella reale, qui la stessa Anna Odell contatta i suoi veri  ex compagni per proporgli la visione insieme a lei, testandone così la reazione e confrontandosi poi con loro.
Non potendo rivelarvi l’esito di queste interviste, nel caso in cui qualcuno volesse vederlo, dico solamente che non è stato davvero un compito facile per lei cercare il confronto con persone che sono rimaste mentalmente a vent’anni prima, o che non hanno il coraggio di ammettere e chiedere scusa.
Lei al contrario di coraggio ne ha avuto molto, e ha realizzato quello che segretamente tutte (ma anche tutti) noi,complessate a causa di atteggiamenti immaturi e da bulli, sognamo: cercare in qualche modo di farli rendere conto della stupidità di quei comportamenti, sperando che possano modificare il loro DNA idiota senza trasmetterlo alla prole. Spezzare la catena, insomma.
Anche se è un film adulto che parla di adulti, a mio avviso la visione andrebbe consigliata alle nostre nuove generazioni, in un mondo in cui il bullismo è una piaga sociale dilagante (lo è sempre stato).
Magari non cambierà nulla, sicuramente non tocca corde a loro congeniali e non ha un cast conosciuto, e forse molti nemmeno sanno che in Svezia si fanno dei film,  ma vale la pena ogni tanto provare a stimolare quella sensibilità che ormai sembra essere un peso da estirpare.

(Ah…per chi se lo chiedesse: l’oggetto di scherno nei miei confronti era il mio naso, un grosso stemma di famiglia)

Stephy

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