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Non mi piacciono i canditi e le uvette dei panettoni, dunque un pandoro mi ha abbottato l’anima.
Si è conficcato lì, tra lo stomaco e il tratto del troppo saltuario scarico, che in me coincide con la parte meno creativa del cervello. Se non fosse così, potrei imputare la colpa dell’improvvisa stitichezza mentale al Natale tutto.
Forse questa stanchezza da perenne pennica post-pranzo dipende anche dall’andamento altalenante della mia vita che mai si mantiene in equilibrio, piuttosto oscilla in tempesta tra gli alti molto alti e i bassi extrasoglia da affondo totale, da cui riemergo sempre a fatica e con quella vaga sensazione di affanno che mi fa sempre temere le onde successive.
Mi capitano strane cose, incontro singolari personaggi, affronto il freddo con certe risate in cui credo solo io ma nemmeno tanto.
A volte mi viene in mente quel capolavoro di film che è Beetlejuice, con lo spiritello estremamente dispettoso che si diverte a rendere la vita difficile agli ospiti di casa “sua” per cacciarli via. Solo che qui da me non c’è Michael Keaton in vena di dispetti, c’è solo una serie di eventi più o meno fausti che si verificano ogni qualvolta sembra iniziare un periodo di tranquillità….spesso si presentano sottoforma di fastidio quotidiano, giusto per non farmi dimenticare che MAI è consentito ignorare il mondo intorno, che quello si incazza e attira l’attenzione a modo suo.
Ad esempio questo Natale in casa mia avevamo deciso di prendere un albero vero invece del solito plasticume verde con pigne, che seppure scenografico, è sempre una finta. Abbiamo trovato una vendita locale di abeti, con l’idea poi di travasare l’albero e cercare di farlo crescere in terrazzo.
L’otto dicembre il nostro abete soprannominato Pino, era bello addobbato e illuminato.
Ieri 27 dicembre, un’improvvisa invasione di animaletti bianchi simil-parassiti, si concentrava sui rami e svolazzava intorno finendo poi a morire sul pavimento. Sembrava una produzione in serie di stupidi insetti suicidi, che creavano a tratti alcune decorazioni curiose sugli aghi, finendo inglobati nella resina.
Il pomeriggio, dopo rapida consultazione con il titolare del vivaio vicino casa, Pino finiva precocemente sul terrazzo, nel suo vaso, spruzzato di antiparassitario e senza addobbi, nella speranza di riuscire comunque a crescere. Mio figlio ovviamente si è intristito un po’, dunque ora in salotto ho un minialbero in fintoverde screziato di fintaneve, addobbato con oggetti vari…un rimedio improvvisato ma efficace.
Mi dispiacerebbe davvero che morisse l’ennesima pianta sotto la mia custodia, finendo per avvalorare ulteriormente la fama del mio “pollice nero”, ma gli spiritelli dispettosi sanno fare bene il loro sporco lavoro, così ieri, dopo la spruzzata di veleno chimico, ha iniziato a piovere.

Stephy

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