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C’erano persone libere nella redazione di un giornale satirico.
C’erano espressioni e disegni e idee e risate e caffè in pausa lavoro e articoli e fermento creativo e ideali.
C’era la vita quotidiana e l’amore per il proprio lavoro.
C’era la sapiente ironia che combatteva a mani nude, contro l’ignoranza armata mietitrice di vittime.

Il fatto è che il duro colpo ricevuto, è difficile da accettare.
L’idea che la libertà di esprimersi e di sentirsi in un paese libero sia stata brutalmente devastata, fa salire la rabbia. E la rabbia è un sentimento di difficile gestione.
L’idea che questa strage possa ora essere strumentalizzata come in parte già sta avvenendo, dando voce ai soliti politici guerrafondai, unisce la paura alla rabbia, e il mix è pericoloso.

Oggi sono morte persone che combattevano da anni il fondamentalismo religioso al servizio della sete di dittatura. Combattevano l’ottusità e la cecità che il fondamentalismo di qualsiasi religione genera. Combattevano l’ignoranza che è alla base di qualsiasi estremismo e dittatura, che gli esaltati mandati ad ammazzare, sono delle pedine e non sapranno mai di esserlo.
E c’è che nella mia testa un po’ folle e visionaria, non posso fare a meno di immaginare una scacchiera, sulla quale il Re ride di nascosto per una vignetta, e i pedoni uccidono senza averne mai letta veramente una.

Oggi a Charlie Hebdo siamo morti un po’ tutti.

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