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Si conobbero al bar del Luogo Comune, un giorno che valeva l’altro.
Lui sedeva al piccolo tavolino vicino la vetrina. Alzò per un attimo gli occhi dal piatto in cui giaceva semi-scondita l’insalata che sgrassa la bocca, la vide in attesa al bancone e pensò subito che gli occhi di lei fossero due stelle brillanti nel cielo.
Lei quella mattina si era svegliata da un sonno troppo leggero, aveva indossato la prima cosa che le era capitata, ed era uscita di corsa per recarsi all’appuntamento per il colloquio di lavoro, non prima però di aver riordinato il letto, che non si sa mai se viene qualcuno.
Si era buttata nel traffico, là dove una volta era tutta campagna,  con una dose d’ottimismo pari alla luce del sole sorto da poco, vedeva il buongiorno dal mattino.
Mentre camminava controvento, la realtà della sua situazione le soffiava tra i capelli e non poté fare a meno di pensare che vent’anni vengono una volta sola e che alla sua età era ormai difficile trovare un posto di lavoro, ma non si può mai sapere, e lei sperava di essere richiamata presto per un’assunzione.
Entrò in un bar vicino al luogo dell’appuntamento, come al solito in largo anticipo, infreddolita dall’aria frizzante delle belle ottobrate romane. Mancava ancora un’ora e nonostante fosse mezzogiorno, aveva solo voglia di un caffè. Avrebbe mangiato più tardi.
Incrociò lo sguardo di lui, un bell’uomo, sicuramente sulla cinquantina. La stava guardando.
Lui con la bocca leggermente aperta e la forchetta in perenne stato di avanzamento, si chiedeva se ogni riccio fosse un capriccio, lei ne aveva una cascata, bellissimi riccioli rossi spettinati.
Dopo aver rischiato di strozzarsi con una foglia di lattuga, prese una decisione che mai ci si sarebbe aspettati da uno come lui, e con la voglia di non perdere ogni lasciata, si lanciò  verso il bancone per chiederle di fargli compagnia per il pranzo.
Lei un po’ spaventata, dopo un iniziale tentennamento accettò di sedersi al suo tavolo. Lui era davvero attraente, distinto nel suo completo nero che fa sempre elegante,  e sembrava anche simpatico…perché no?
Giacomo aveva cinquantun’anni e faceva il commercialista. Parlava molto, ma il tono rivelava  l’agitazione dei timidi.
Dopo aver convenuto insieme a lei che di questo passo diventeremo un paese tropicale, le raccontò della crisi del settimo anno, della separazione e del tempo che guarisce ogni ferita.
Livia lo ascoltava attentamente. Convinta che gli occhi fossero lo specchio dell’anima realizzò che lui era anche bello dentro. Gli disse della momentanea disoccupazione, del colloquio che avrebbe avuto di lì a pochi minuti, dell’uomo che pochi mesi prima la aveva lasciata perché la amava troppo. Ora aveva quarant’anni e tanta voglia di cambiare la sua vita.
Giacomo la rassicurò: basta che tu sia té stessa, il colloquio andrà bene.
Livia lo ringraziò e lo salutò non prima di avergli lasciato con piacere il suo numero di telefono.
“Se son rose fioriranno”, pensò Giacomo.
“Chiusa una porta, si apre un portone” sperò Livia.
Al bar del Luogo Comune, le cose capitano quando meno te lo aspetti.

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