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Bentrovati.

Di tutte le cose che meno possono interessarvi, vi racconterò della mia influenza e del delirio onirico sicuramente generato dall’abuso di Iodosan Raffreddoremed (non è pubblicità occulta, ma proprio spudorata!! E’ l’unica droga che sembra stia combattendo il mio raffreddore ABBESTIA).
Dicevo della mia influenza: sono stata a riposo forzato per tre giorni, due dei quali in stato febbrile, passati distesa sotto un piumone a cercare di respirare decentemente tra un minuto e l’altro di sonno.
Poi ad un tratto devo essermi addormentata, per un puro caso o per pietà divina, e proprio in quel lasso di tempo che sarà durato forse quindici minuti, ho vissuto uno dei sogni più strani mai fati in vita mia.
Il capitolo SOGNI un giorno lo affronteremo, perché i miei sono sempre stati la versione onirica dei quadri di Escher. Confesso che tante volte ho cercato di scriverli al mattino per prendere qualche spunto narrativo, ma ho desistito molto presto per impossibilità di trovare un qualsiasi brevissimo filo logico.
Comunque, sotto Iodosan (quello di prima) evidentemente si sogna bene, e io con trentotto di febbre ho sognato la Sora Lella.
Si, proprio lei, la magnifica sorella “magnacciona” di Aldo Fabrizi, la nonna cinematografica di Carlo Verdone, simbolo della cucina romana e della romanità buona di cui andare fieri.
Nel mio sogno, io e la Sora Lella andavamo al parco giochi.
C’era un parco giochi vicino casa mia e non so per quale motivo, io dovevo assolutamente andarci. Lei voleva che la accompagnassi a casa sua perché, diceva, non ce la faceva a camminare fino al portone e le serviva qualcuno che la aiutasse a fare le scale.
Ignoro ovviamente le ragioni della nostra conoscenza, e neppure saprei dire perché mai ci trovassimo a bordo di una decappotabile d’epoca, sta di fatto che mi stava chiedendo con insistenza di riaccompagnarla a casa.
Io invece ero determinata a recarmi in questo parco giochi che non avevo mai visto e senza mettere scuse, le proponevo di accompagnarmi promettendole di riportarla a casa subito dopo.
Eravamo BELLISSIME, io e la Sora Lella con i capelli al vento (due “cofane” di capelli), sfrecciavamo a bordo della mia decappotabile vintage verso il parco giochi dietro casa mia.
Arrivate a destinazione, parcheggiavo in un multipiano, e la mia compagna di viaggio mi chiedeva a tradimento di potermi aspettare in macchina per via delle gambe gonfie, ma io insistevo per farla scendere, totalmente noncurante del suo stato.
Sogno vuole però, che all’improvviso il parco diventasse percorribile in auto, così senza bisogno di scendere evitando ulteriori discussioni, io e la Sora Lella ci preparavamo ad affrontare una serie di tornanti e scivoli acquatici, a bordo della nostra macchina.
Divertimento alle stelle.
Io urlavo e ridevo, lei urlava solo parolacce.
E non ricordo altro.
Mi piace pensare che una volta uscite dal parco, io l’abbia riaccompagnata a casa e che per ringraziarmi della giornata passata insieme, lei mi abbia cucinato una Gricia speciale.

…Sogni….

(Grazie per la magnifica esperienza, signora Elena Fabrizi)

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