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Le mie ossa si reggono sulla spina dorsale d’una folle.
Abitano una pelle fatta di cieco entusiasmo,
cucita del tempo passato ad esaltarsi dell’occasione,
a maledirsi per quella persa.
Le mie ossa che paiono fragili, soffiate
e poi gelate,
hanno in verità la forza d’un fuscello,
leggère e fluttuanti al vento,
duttili come il triste ramo di quei salici
che piangono per sopravvivere.

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