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Dei miei occhi stanchi
resteranno speranze taciute
screziate, dal grigio di vene sbiadite.
Di questo battito lento, pesante fardello,
ricorderete gli antichi tumulti,
e le mani aperte, a tempo di promesse
richiuse poi, forse troppo presto,
con la sabbia lasciate andare.
Di quell’aria satura tra le labbra e il cielo
parleranno i ricordi,
messi finalmente a respirare
sul filo teso, d’un aquilone in volo.

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