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C’è il mare profondo tra tempesta e quiete,
una parentesi increspata,
che trascina spasmi e speranze  alla deriva del tempo.
Altissime, le onde di sabbia al cielo,
quei doni chiamati dal vento,
rimandano al caso le correnti
cambiando corso alle possibilità.
Prima un urlo a pieni polmoni,
il tormento dei colori troppo saturi,
l’affanno della sete,
l’estasi del ristoro.
Poi il silenzio.

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