Quando le parole non sono superflue, non sono il contorno.
Si può leggere mille volte Massimo, e mille volte lasciarsi trascinare nel vortice all’apparenza discreto e sobrio, ma dalla forza dirompente di un uragano.
Grazie.

massimobotturi

Se ride sembra una sacrestia, la bocca tua
distratta quando il nome d’amore non sai più.
Segnata col belletto dei fiori aperti a Grasse
col rosso poverello e un po’ anarchico che c’hai.
La bocca tua
da codice penale, un po’ rosa un poco ecru
niente poesia, a meno che non faccia poesia la castità
la piccola fessura che scalzi su di me.
La bocca tua
l’ho aperta mille volte cercando roba mia
un po’ di ripugnanza che mi dicesse
– No, è mica da sposare la lei.

La bocca tua, piena di fumo e di ostie, sangue e me
di vino con le pesche e silenzio, piena te
feroce nel concerto delle sue qualità
dolcissima nel prendermi il sesso e darlo via.
La bocca tua
violenta e trattenuta pronuncia, bocca mia
squisita come il miele d’arancia, amara
sai
tantissime le volte la lingua su di te.
Aperta e generosa…

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