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“Dal dizionario dell’esperienza comune riporto:  L’Ego è una specie di parassita che vive aggrappato alle nostre spalle e ha il compito di succhiarci pezzetti d’anima e cervello sostituendoli con trucioli.”
In genere è proporzionato alla propria figura, tranne alcuni casi in cui ha crescita rallentata o iperaccelerata. Il mio ad esempio credo si trovi nella regione lombosacrale ben ancorato a spessi strati di pelle perché debole e minuto, gli piace ogni tanto farmi il solletico per avvertirmi  della sua presenza.
Ci sono casi, dicevamo, in cui l’Ego è fuori misura.
Io l’ho conosciuto uno di questi casi, un tipo con l’ego più alto di lui.
No, non era eccessivamente sproporzionato, giusto qualche centimetro in più rispetto a lui, ma lo sfasamento era palese.
Lo incontrai in fila alla cassa di un supermercato, nel giorno delle promozioni settimanali, con un’attesa media di quindici minuti per pagare.
Vederlo era un curioso spettacolo. Osservai che nella sua postura elegante manteneva la schiena perfettamente eretta, segno di fierezza e sicurezza di sé, ma era ovvio dato il peso del suo parassita che oltretutto sporgeva dalle sue spalle innalzandosi più su della sua testa. Capii dunque che la schiena dritta era in realtà costretta in quella posizione dall’Ego che continuamente lo sbilanciava all’indietro.
Evidentemente il poverino tentava di curvarsi in avanti, ma non riusciva.
Avere un Ego pesante doveva costare fatica, possibile motivo del suo continuo sbuffare e scostare lo sguardo da chiunque.
A guardarlo, veniva da chiedersi a quale livello di trucioli fosse ormai la saturazione del suo cervello, quanti pezzi d’anima avessero lasciato il posto a quell’asettico materiale espanso senza forma propria.
Con la coda dell’occhio lo vidi pagare e allontanarsi verso l’uscita, con quell’ammasso pesante aggrappato a lui senza tregua.
Non nego che lo cercai una volta raggiunto il parcheggio, se non altro per la curiosità di vedere come riuscisse a guidare in quello stato, ma nulla. Non lo vidi.
Nessuno lo vide più per molto tempo.
In giro si dice che sia morto schiacciato.

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