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Le cose che vorrei non stanno sotto l’albero a Natale,
le riconosci subito dalla forma se vengono incartate, nella carta smaniano.
Odiano il rosso e oro degli addobbi.
Le cose che vorrei sono sempre lontane, fuggono la cattura,
quando ti illudi di averle afferrate, in genere ti resta in mano il cappotto. Sempre il cappotto.
Le cose che vorrei hanno gambe lunghe per correre e sanno farsi sottili per passare tra le grate strette di una gabbia. Una volta evase ti guardano e ti canzonano. In quanto a stronzaggine, le cose che vorrei hanno poche rivali.
Le cose che vorrei urlano. Hanno voce potente perché pronte a farti pesare la distanza.
Le cose che vorrei hanno poche pretese, davvero, non servono a vantarsi. Vivono di discrezione, si nutrono di serenità, hanno a volte a che fare con la felicità degli attimi – Gli attimi sono quei piccoli semi che germogliano e poi fioriscono perché tu te ne renda conto, altrimenti passano –
Le cose che vorrei sono divertenti, anche, conoscono l’ironia e te la regalano perché tu possa sopravvivere. Se sopravvivi, loro si rigenerano e da sopravvissuta torni a vivere.
Le cose che vorrei, mancano. Sanno di essere importanti ma aspettano, si moltiplicano nell’attesa ma non muovono un passo.
A volte puoi riconoscerle perché si mettono in fila indiana, strategicamente, pronte a concederti la prima che vedi. L’effimera capofila.
Le altre restano nascoste, dietro.

Buon Natale
Stephy

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