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Qualche mese fa vi raccontavo dello sconosciuto artista che tappezzava i più impensabili e fatiscenti angoli della mia città con le sue opere multicolorate, veri e propri quadri lasciati a colorare il grigiume urbano.
Il mio articolo era questo e le opere fotografate sono aumentate progressivamente nel giro di qualche mese.
Come spiegavo nel racconto, ogni quadro riportava la firma LIROI.
Questo nome è stato il mio chiodo fisso da quando ad Ottobre ho visto casualmente i primi quadri, ogni nuovo avvistamento alimentava la mia curiosità su chi fosse l’autore e sulle motivazioni della sua “guerrilla artistica”.
E’forse merito della mia propensione all’investigazione, affinata negli anni dall’osservazione del metodo Jessica Fletcher, che finalmente, dopo mesi di “inseguimento” in giro per la città, l’ho rintracciato!
 Posso dimostrare che Liroi esiste, che non è un parto della mia mente delirante, e che soprattutto non ho accenni di menopausa precoce.
Credo di averlo spiazzato contattandolo, ma doveva aspettarselo prima o poi che qualcuno lo scovasse, soprattutto dopo che i suoi quadri sono comparsi anche su qualche quotidiano locale corredati da articoli in cui emergevano i miei stessi interrogativi.
Ci siamo così messi d’accordo per un incontro e una bella chiacchierata.

Dunque, cari tutti, OGGI HO CONOSCIUTO LIROI e i suoi lavori.
Ne è nata una piacevolissima e appassionante conversazione a metà tra informale intervista e sincero confronto, di cui vi riporto qualche dettaglio perché spero possa essere occasione per una maggiore diffusione del suo operato artistico.

Liroi si chiama in realtà Lorenzo Guidi, è mio concittadino e mio coetaneo, siamo entrambi splendidi quarantenni (lui è più splendido di due anni).
Lorenzo è laureato in Scienze Politiche e non ha una formazione artistica, ma da autodidatta ha iniziato a dipingere a circa vent’anni e non ha più smesso.
Liroi è il soprannome di una vita, e accompagna la sua produzione artistica da sempre.
La sua arte rappresenta sicuramente il contesto urbano da cui entrambi proveniamo, definito bene da lui come “terra di nessuno”, e da questo prende continua ispirazione.
Alla mia domanda “Come definiresti la tua arte?”, dopo aver affermato che la colloca tra arte lirica e trash, mi ha dato la risposta più spontanea e calzante e  che a mio avviso potesse pensare: “Tra METAFISICA e METALMECCANICA“. Ho riso con sincera stima.
Quando gli ho confessato che mi ha colpito molto il suo gesto di appendere dei quadri su muri e grate piuttosto che fare dei graffiti, mi ha spiegato che lo fa per non imporre la sua arte a nessuno. Un graffito resta lì, immobile, ti costringe a guardarlo…un quadro puoi lasciarlo appeso o rimuoverlo, è più democratico ma anche meno tutelato. Un gesto coraggioso.
Liroi è un grande osservatore del quotidiano. Osserva la città, con la sua vita, il suo fermento e le sue contraddizioni, che ama rappresentare nelle sue opere attraverso la mescolanza di forme elementari ad altre più complesse, il primitivo e il moderno, attraverso una saturazione totale dell’oggetto da dipingere, spesso quasi eccessiva, per un impatto visivo non rilassante ma in continua agitazione, proprio come la vita (urbana e non). I colori sono sempre accesi e i quadri non sono tele, ma pezzi di legno e materiali da riciclo, che ben si prestano a ciò che vuole trasmettere.
Quando mi parla della nostra città, è palese il suo amore per le grandi contraddizioni che la fanno pulsare di vita e degrado, lo stesso amore/odio che io spesso rappresento nelle mie foto.
Proprio nelle zone più degradate lui ha iniziato mesi fa ad appendere i suoi quadri, perché creavano maggior contrasto e impatto, e perché la sua volontà è quella di far aprire gli occhi sulla realtà.
Dopo essere rimasto piacevolmente sorpreso dal fatto che nessuno li rimuovesse, ha continuato con maggior convinzione fino a spingersi anche in altre zone più residenziali in cui, per la stessa regola del contrasto, le sue opere spesso creano disturbo (alcune sono sparite).
Liroi ha praticamente trasformato la città in una galleria artistica popolare, in cui tutti possono godere della vista di qualcosa di bello, e continua a farlo perché l’alternativa sarebbe scoraggiarsi di fronte ad un sistema chiuso, che lui conosce bene e che non permette il libero accesso a tutti gli artisti che vogliono esporre per farsi conoscere.
Lui insiste dunque, sperando soprattutto di riuscire ad arrivare a quei canali per ora ancora inaccessibili, magari proprio scuotendo questo sistema dalle fondamenta, chissà.

Io glielo auguro di cuore, gli auguro di riuscire ad esporre anche in qualche galleria e riuscire a vivere della propria passione, come capita a tanti artisti.
Spero nel mio piccolo, di dargli ulteriore visibilità e di attrarre più pubblico possibile verso la sua arte.

CHIUNQUE VOLESSE CONOSCERLO E VISITARE IL SUO LABORATORIO che si trova ad Ostia (Roma) in Via Triremi 8, può contattarlo sulla sua Pagina Facebook

Lui è LIROI (LORENZO)

Lui è LIROI (LORENZO)

 

Un po’ del suo laboratorio:

Un po' del suo laboratorio

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