Unico.

massimobotturi

Chiamatelo uno scrupolo perfetto di coscienza
ma è raro tocchi il petto alle altre
e quando amo, mi turo il naso e trattengo il fiato
vado a fondo
nell’acqua divenuta verbale, tra i ginocchi
e venticinque spinte di parto.
Dentro, vedo.
E assaggio con la lingua le asperità forzate
la storia delle lune di agosto, il pieno inverno
dei lutti e delle calze strappate.
Quando amo
pericolo i capelli in un gorgo senza fine
scrivendole le natiche e i fianchi, come a un tronco
gli anelli ad indicarne l’età.
Mi faccio verme, per implorare grassa la terra
e per fuggire, dal becco falciatore dei corvi
dalle pietre, dal sibilo veloce di certe morti fredde
che tutti i giorni tocca patire.
Ecco che faccio
se il buio delle gambe si svela e mi conduce
là dove un’altra vita mi cerca, e prende mano.

**

Come fa male l’inchiostro della luna.
Tra…

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