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Ti penso a colazione,
sul morso al freddo del cucchiaio.
Sulle vibrazioni che riecheggiano al molare
e affliggono il morale.
Ti penso su una linea che non prende,
quando strillo alle frequenze disturbate.
Come me.
Come te.
Ti penso sui pollini dei pioppi a maggio,
sul fragore dirompente di starnuti allergici.
Ti penso sugli spigoli dei mobili,
al buio,
quando trovano i miei piedi scalzi.
Sulle urla di dolore, soffocate, che dormono tutti.
Ti penso sul primo boccone troppo fumante.
Ti penso sulle porte del treno,
chiuse in faccia dopo l’inutile affanno.
Ti penso sul sentore di bruciato
che ha il sugo quando muore.
– Requiem per l’idea di cottura che c’era,
ora non più –
Perché passano i minuti a tradimento,
mentre ti penso.

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