L’ASSENZA

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È il colore delle assenze,
bianco opale quotidiano.
Lo conosco, ci vesto quelle sere,
che furono buio e musica.
E’il tremore dell’incertezza,
freddo e pavido alle dita.
Lo conosco, ci vesto quelle sere,
ora sgualcite sedute della vita.

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DIECI MINUTI 

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Lei prende il treno ogni giorno.
Le piacciono i dettagli della vita, si specchia in galleria.
Lui ha superato l’età della ragione senza averne avuta mai.
Indenne al tempo, impermeabile alla pioggia e alle emozioni.
Lei ha borse grandi e siede nella seconda fila di posti da sinistra, in qualsiasi vagone.
Lui ha lo zaino in spalla e supera sempre la linea gialla, deve entrare per primo, la vita è una sfida.
Lei legge. Lei divora. Occhi fissi su quelle pagine, non c’è nessuno oltre lei.
Lui ha gli auricolari, ascolta canzoni che il mondo non capisce. E muove le gambe a ritmo.
Un colpo improvviso sul ginocchio la scuote.
“Scusa” farfuglia lui, occhi azzurri spalancati, terzo sedile dall’entrata.
“Ah…di niente” risponde lei, occhi nocciola sfuggenti, sorriso timido.
Lei richiude il libro. Scende a Termini.
Lui riaccende la musica. Ancora tre fermate.

UNA VITA

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Occhi fissi, sullo specchio.
Occhi persi, nel passato.
Contavano a mente le rughe dell’amore,
dei tradimenti,
della pazienza e delle parole troppo spese.
Erano i segni che il tempo non cancella,
che conservano memorie di bellezza.
Guardavano i seni svuotati dalla vita,
raccolti dalle mani di tanti,
nessuno come lui.
Esploravano delicatamente le pieghe a margine dei sorrisi,
sorrisi spesso al margine.
Ne cullavano l’eco.
Pettinavano i figli lontani,
aspettavano quelli vicini.
Rimboccavano ogni sera le coperte alla vita
e abbracciati cercavano nel buio,
ciascuno il proprio abbraccio.

NON È DIFFICILE

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Non è difficile.
Assicurati che ogni spazio sia saturo
e che tu sappia contemplare anche il vuoto.
Non lasciare sospensioni in mano ai puntini, né virgole ad aspettarsi qualcosa dopo.
Metti un punto. Oppure no.
Non è difficile.
Non fermarti agli indici, fanno paura, apri i capitoli.
Aprili sempre i capitoli,
divorali, mastica frasi e periodi,
ingoia lacrime e parole,
urla i punti esclamativi prima che muoiano
che una fine è scritta, ma tu lasciala sul comodino.
Non è difficile.

IL TAXI WRITER

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Caro pubblico,
Sono latitante da un po’, lo so bene, ma non vi starete di certo strappando i capelli (chi ne ha, sia chiaro).
Affronteremo più in là i motivi di questa assenza scribacchina, che ci sono periodi talmente stressanti da togliere ogni forza mentale a fine giornata e come Lei ben diceva “I poeti scrivono di notte”, noi lo sappiamo.

Comunque nelle mie incursioni virtuali non manca la prosa, non mancano le riflessioni e non mancano soprattutto gli incontri con le curiose creature che popolano il mondo ideale, quello da respirare a pieni polmoni.
Capita che ogni tanto si affaccino involontariamente nella mia vita, personaggi il cui passaggio desta doverosa attenzione.
Così giorni fa ascoltando la radio, mi sono casualmente sintonizzata su una trasmissione durante un’intervista telefonica che il DJ di turno stava facendo ad un tassista romano (mio concittadino). Non un tassista qualunque, ma un TAXI WRITER.
Le mie orecchie si sono affinate.
Il Taxi Writer di Roma porta i passeggeri a destinazione, traendone ispirazione per le proprie storie che raccoglie e condivide sulla propria pagina Facebook (https://www.facebook.com/Taxi-writer-492914854094986/?fref=ts ), dando vita a racconti metropolitani ricchi di spunti riflessivi.
Mi ha colpita così tanto la faccenda, che non potevo non approfondire.
Così l’ho rintracciato su FB e ho iniziato a seguirlo, cogliendo l’occasione per contattarlo e farci una chiacchierata virtuale proponendogli poi di raccontarvela, perché è giusto che lo conosciate anche voi.

Presentati. Accetto anche una ridotta biografia, purché rappresentativa.

TW: Sono sempre stato un libero pensatore,almeno cosi credo. Non ho mai intrapreso la via più breve per raggiungere un obiettivo, ma lo ho capito sempre dopo averlo raggiunto,altrimenti avrei preso la via più breve. Sarà una nemesi o vendetta del destino che non amando affatto guidare mi sia toccato in sorte il fatto di doverlo fare tutti i giorni per diverse ore al giorno? Faccio il tassista ,quindi,per uno scherzo del destino…

Perché fai il tassista e perché scrivi?
Se potessi scegliere una sola tra le tue due attività, ben consapevole che soltanto una è remunerata, quale sceglieresti?

Considero le due attività una complementare all’ altra, senza tassinare non camperei (nel senso di pagnotta quotidiana), senza scrivere non potrei vivere,perché solo scrivendo mi sento vivo. Percui non potrei scegliere tra le due, direi che sono una stessa unica attività, anche se la parola attività non mi piace. Direi piuttosto che sono faccende che mi riguardano. Mi occupo quindi di reificazione,alienazione in senso marxista, e la mia attività principale è passeggiare (nel senso di dare passaggi).

Io credo nell’ironia come salvezza dal quotidiano e ti invidio perché nel traffico di Roma riesci comunque a trovarla. Che segreto hai?

Penso che l’ironia nel senso socratico del termine sia la salvezza degli esseri umani, mi spaventano quelli che si prendono sul serio. Non ho nessun segreto per sopravvivere al traffico, penso solamente che ogni giorno e’ domani, che ogni giorno sara’ un giorno diverso.

Hai mai pubblicato qualcosa? Pensi di farlo?

Ho pubblicato diverse “cose” , critiche cinematografiche,storie ucroniche poesie in italiano, sonetti in romanesco, collaborato per sceneggiature per corti e lungometraggi. E forse altro che ora non ricordo. Qualcosa e’ stato pubblicato ( l’Espresso on line,il foglio, il nuovo male…) e molto altro e’ sul desktop del mio pc ( nei cassetti ci sono centinaia di altri fogli avendo io cominciato a scrivere con olivetti lettera 23…). Sto preparando un format per la radio e/o tv come taxi writer.

-Gli ho infine chiesto di condividere un suo racconto che più gli piace, ma la scelta è difficile e mi rendo conto che se facessero a me la stessa domanda, non riuscirei a decidermi.
Se non sono un’ intervistatrice, ci sarà un motivo-

Insomma, se vi va di leggere le sue storie o se vi serve un Taxi,  seguite la sua pagina Facebook.

(Stephy)

 

 

 

CATS RULE

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Memorandum felino:

Il gatto non deve dimostrare nulla a nessuno e lo sa.
Il gatto ti asseconda, osservandoti dal suo piedistallo. All’occorrenza ti compatisce.
Il gatto sa. Ogni cosa.
Il gatto ti concede di coccolarlo e accarezzarlo, ne trae piacere personale e ti ripaga con le fusa, consapevole di quanto tu sia un essere semplice.
Il gatto non mangia: degusta. Se non gli piace quello che gli proponi, inizia a scavare nei pressi della ciotola per farti capire che se non gli porti al più presto roba decente, farà altrettanto con la tua pelle.
Il gatto ti lascia insetti smangiucchiati sul pavimento per farti comprendere la caducità della tua esistenza.
Il gatto non vomita: elargisce.
Il gatto vince.
Sempre.

Stephy

CRONACA SEMINERA

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Non me ne vogliate, ma pubblico qui questo articolo che era destinato alla sezione Cronaca Nera di una rivista virtuale surreale, al momento in fase di stallo.
Non sapendo dove metterlo, ve ne faccio dono 😀

“Si è conclusa in tragedia nella notte di Martedì, una riunione di condominio in Via Gabriele D’annunzio a Montenero di Bisaccia (Molise).
Alle due di notte, la polizia si è recata nei pressi del civico 45 a seguito di una segnalazione, trovandosi davanti uno scenario raccapricciante. Sette persone giacevano a terra senza vita, apparentemente a seguito di una rissa, visto lo stato della stanza in cui si stava svolgendo fino a poco prima l’assemblea.
Secondo una prima ricostruzione dei fatti basata sul racconto dei testimoni, una coppia di neosposi inquilini del secondo piano riuscita a rifugiarsi nel locale caldaie durante la follia omicida, sarebbe iniziato tutto dal tentativo dell’inquilino del terzo piano di farsi esplodere.
Mentre l’amministratore elencava i punti all’ordine del giorno, Nicola Miso, ottantaduenne vedovo ex dirigente delle Poste, stanco di un’infiltrazione sul soffitto del suo appartamento che da anni non riusciva a far sistemare nonostante le ripetute sollecitazioni, avrebbe aperto improvvisamente il cappotto che indossava rivelando l’esplosivo legato in vita e al grido di “Andate tutti affanculo” avrebbe cercato di azionare il meccanismo della bomba senza riuscirci, dando modo ai condomini presenti di immobilizzarlo sul pavimento.
Gli inquirenti in queste ore stanno analizzando l’ordigno per stabilire se sia stato fabbricato in casa dallo stesso Miso oppure acquistato in qualche modo. L’ipotesi più accreditata sembra essere la fabbricazione casalinga, evidentemente senza alcuna competenza tecnica.
Mentre veniva spinto in terra, il signor Miso avrebbe sbattuto la testa morendo sul colpo.
Assistendo alla scena, la signora Tosti inquilina del piano terra sarebbe svenuta per lo spavento. Il signor Modica, infermiere dirimpettaio della Tosti avrebbe immediatamente cercato di rianimarla praticandole la respirazione bocca a bocca, ma all’improvviso la moglie dello stesso Modica in preda ad un attacco isterico di gelosia, lo avrebbe colpito più volte alla testa con la scopa presa dal magazzino pulizie urlando “Fedigrafo di merda! Tu e quella troia della Tosti! Ogni scusa pur di metterle le mani addosso! Porco!”. Dalla posizione dei corpi al ritrovamento, il signor Modica sarebbe morto sotto i colpi inferti dalla moglie, riverso sul seno della signora Tosti che non era svenuta ma morta, probabilmente per infarto. L’autopsia rivelerà sicuramente ulteriori dettagli.
Mentre i due sposini si rifugiavano nel locale caldaie, la moglie del signor Modica veniva strattonata dalle signore Marini e Salvioli, coppia di inquiline del quarto piano, nel tentativo di bloccarla.
L’amministratore correndo in aiuto delle due, sarebbe scivolato sul sangue del signor Modica, andando ad urtare con la testa contro lo spigolo di marmo del battiscopa e restando esanime sul pavimento.
A questo punto la moglie del signor Modica ormai fuori controllo avrebbe urlato “Brutte lesbiche del cazzo! Toglietemi le mani di dosso! Lesbiche schifose!”. Pare che questi insulti nei confronti delle due andassero avanti già da diversi mesi, e si pensa sia questo il motivo per cui la signora Marini evidentemente esasperata, avrebbe all’improvviso dato una testata alla moglie di Modica, morta successivamente durante il trasporto in ospedale.
I due testimoni riferiscono poi di aver sentito il cane dei Modica scendere le scale abbaiando forsennatamente, di averlo visto entrare nella stanza dell’assemblea e scagliarsi contro la Marini. Il cane, un mastino francese, avrebbe sbranato la signora prima di essere colpito a morte dalla Salvioli e dal figlio dei coniugi Fausti, del primo piano.
La signora Salvioli e il Fausti, si sarebbero dunque accasciati a terra per la fatica e la disperazione, inciampando inavvertitamente nell’ordigno inesploso del signor Miso e provocandone l’innesco, che però invece di esplodere è andato in cortocircuito fulminando i due all’istante.
Il sindaco di Montenero di Bisaccia ha comunicato il proprio cordoglio ai familiari delle vittime per questo tragico episodio, e assicura che sarà fatta piena luce sulle dinamiche per stabilirne cause e responsabilità.”

 

Stephy

TI PENSO. CI RIPENSO.

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Ti penso a colazione,
sul morso al freddo del cucchiaio.
Sulle vibrazioni che riecheggiano al molare
e affliggono il morale.
Ti penso su una linea che non prende,
quando strillo alle frequenze disturbate.
Come me.
Come te.
Ti penso sui pollini dei pioppi a maggio,
sul fragore dirompente di starnuti allergici.
Ti penso sugli spigoli dei mobili,
al buio,
quando trovano i miei piedi scalzi.
Sulle urla di dolore, soffocate, che dormono tutti.
Ti penso sul primo boccone troppo fumante.
Ti penso sulle porte del treno,
chiuse in faccia dopo l’inutile affanno.
Ti penso sul sentore di bruciato
che ha il sugo quando muore.
– Requiem per l’idea di cottura che c’era,
ora non più –
Perché passano i minuti a tradimento,
mentre ti penso.

DI RITORNI E CARTONI

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Bellissimo vedere su K2 Daltanius, ADDIRITTURA PRIMO EPISODIO,  insieme a mio figlio ottenne.
Ora, considerando il gap generazionale, a distanza di 35 anni circa, qualche osservazione su Daltanius posso farla:

– Gli alieni negli anni 70/80 attaccavano solo il Giappone.
– L’anno 1995 era il futuro.
– Nella sigla iniziale, è nascosta una strofa capolavoro ” Tutto disintegra, quando gli girano (pausa) le lame boomerang”….gli giravano.
– C’è sempre un professore spaziale,  da qualche parte in giappone.
– Da contadino o ladruncolo, puoi diventare pilota di robot senza formazione. Solo per doti naturali.
– I megaradar ipertecnologi ci dei mostri alieni, non riescono a vedere sott’acqua.
– Agli alieni, la Terra sta sempre sul cazzo.

Però c’è da dire che tra quello che quasi 40 anni fa ci sembrava una figata futuristica e i cartoni di oggi, vince il passato.
C’erano trame, storie quasi convincenti, tanta ironia e drammi umani che ci facevano percepire un mondo fatto anche di cose brutte. Ci filtravano la realtà, per non renderci degli asettici beoti.
Ai bambini di oggi se gli dice culo, la Signora Coniglio muore sotto il Trenino del Nonno…ma in terza serata.